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ASPETTI SCIENTIFICI

L’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio

 

L’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio, comunemente conosciuto come Fatebenefratelli, è un centro nazionale dedicato alla Ricerca e alla Cura dei Disturbi Mentali. L’istituto è stato fondato 1882 e nel 1996 è stato riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico dal Ministero della Salute. Il Centro svolge un’intensa attività̀ di ricerca nel campo delle neuroscienze. Oggi l’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio, di proprietà e gestito dalla provincia Lombardo Veneta dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli, si compone di diverse realtà: le comunità psichiatriche, due centri diurni, un ospedale che dispone di una unità operativa di psichiatria riabilitativa e di una unità operativa per la riabilitazione dei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer, ambulatori di geriatria, neurologia e psichiatria e una macro attività ambulatoriale.

L’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio di Brescia è un centro leader nella ricerca e cura delle malattie psichiatriche e della malattia di Alzheimer.

I programmi di ricerca sono un aspetto essenziale dell’assistenza: permettono di scoprire nuove cure e trattamenti nell’interesse di tutta la comunità. L’Istituto ha stabilito rapporti collaborativi con qualificati centri italiani, europei e statunitensi, dimostrando capacità di operare in gruppi di lavoro internazionali. Infatti, l’integrazione tra clinica e ricerca rappresenta un importante punto di forza perché il lavoro sperimentale è strettamente connesso alla cura. L’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia cura ogni anno oltre seimila pazienti nei suoi ambulatori, gestisce dieci Unità/Laboratori di ricerca e cinque Servizi di Ricerca oltre ad avere una elevata capacità di degenza nelle sue strutture sia in psichiatria, sia nella riabilitazione Alzheimer.

 

Patologie neurodegenerative

La malattia di Alzheimer, che prende il nome proprio dal medico che per prima la studiò (Alois Alzheimer), è la più diffusa tra le demenze e la principale causa di deterioramento cognitivo negli anziani ed è diventata una vera epidemia mondiale.

La demenza è in crescente aumento nella popolazione generale ed è stata definita secondo il Rapporto OMS una priorità mondiale di salute pubblica: nel 2010 35,6 milioni di persone risultavano affette da demenza con stima di aumento del doppio nel 2030, il triplo nel 2050, con ogni anno 7,7 milioni di nuovi casi (1 ogni 3 secondi) e una sopravvivenza media dopo la diagnosi di 4-8-anni. In Italia, il numero totale dei pazienti con demenza è stimato in oltre un milione (di cui circa 600.000 con demenza di Alzheimer) e circa 3 milioni sono le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari.

Si tratta di numeri impressionanti, che sono purtroppo destinati ad aumentare. Di conseguenza gli sforzi della comunità scientifica mondiale sono tesi a trovare una soluzione al problema, la più tempestiva ed efficiente possibile. L’inizio della patologia è generalmente insidioso e graduale e comporta l’alterazione progressiva di alcune funzioni cognitive, tra cui memoria, ragionamento, linguaggio e capacità di orientarsi.

Se oggi sappiamo che la causa è l’accumulo nel cervello di due proteine neurotossiche, la beta amiloide e la tau-iperfosforilata, perché ciò accade non è ancora chiaro.

 I NOSTRI GIOVANI E LA RICERCA

 

Progetti di ricerca dei giovani ricercatori dell’IRCCS Fatebenefratelli finanziati dal Ministero della Salute nel 2019 sul tema demenze.

Rosa Manenti

La Dott.ssa Rosa Manenti, ricercatrice presso l’Unità di Neuropsicologia dell’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli, ha recentemente ottenuto un importante finanziamento da parte del Ministero della Salute classificatosi al nono posto nella graduatoria nazionale.

Il progetto, dal titolo “Approccio multimodale per il trattamento dell’Afasia Primaria Progressiva” è dedicato ad un intervento innovativo di riabilitazione cognitiva rivolto a pazienti con demenza, e coinvolge soggetti affetti da afasia primaria progressiva (PPA), una malattia neurodegenerativa caratterizzata da difficoltà di linguaggio. Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un utilizzo terapeutico delle tecniche non invasive di stimolazione cerebrale, come la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), nell’ambito delle patologie cerebrovascolari e neurodegenerative. La ricerca che verrà effettuata presso l’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio prevede l’impiego di una metodica innovativa e del tutto innocua. Durante questa ricerca, infatti, i pazienti riceveranno un trattamento di riabilitazione del disturbo del linguaggio e saranno sottoposti a tDCS in corrispondenza di un’area del cervello che governa diverse funzioni e tra queste il linguaggio (la corteccia prefrontale), ossia la parte più anteriore del cervello, dell’emisfero di sinistra.

La ricerca è tuttora in una fase sperimentale, ma i dati presenti in letteratura appaiono interessanti e promettenti e aprono la strada a nuovi studi sugli effetti terapeutico-riabilitativi della stimolazione elettrica nei pazienti con patologie neurodegenerative.

Michela Pievani

La Dott.ssa Michela Pievani, ricercatrice presso il Laboratorio di Epidemiologia e Neuroimaging dell’Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli, ha recentemente ottenuto un importante finanziamento da parte del Ministero della Salute con il progetto dal titolo “Stimolazione non-invasiva dei circuiti cerebrali coinvolti nella malattia di Alzheimer in persone senza deficit cognitivi in relazione al genotipo APOE”. Le persone con malattia di Alzheimer presentano una ridotta comunicazione tra le aree di una specifica rete neuronale, denominata ‘default mode network’. Questa rete neuronale supporta le funzioni di memoria episodica ed autobiografica e studi recenti hanno osservato che questa ridotta interconnessione è già presente in persone senza deficit cognitivi ma con aumentata suscettibilità di sviluppare declino cognitivo a causa di fattori di predisposizione, come la presenza dell’allele e4 dell’Apolipoproteina E (APOE). Questo progetto di ricerca, finanziato dal Ministero della Salute, ha lo scopo di testare se è possibile modulare le connessioni tra le aree della rete neuronale ‘default mode network’ con la stimolazione magnetica transcranica, una tecnica di stimolazione non-invasiva, in persone senza deficit cognitivi portatrici e non dell’allele e4 di APOE.